Prosegue il braccio di ferro tra le Regioni e il governo sulla manovra finanziaria.
Il federalismo fiscale e la service tax di Tremonti dovrebbero tendere "a contribuire alla riduzione complessiva della spesa pubblica e alla sua qualificazione attraverso una significativa compressione della spesa improduttiva a favore di quella per servizi e investimenti".
Tuttavia i drastici tagli previsti aggraveranno le situazioni economiche di Regioni e i Comuni, questi ultimi reduci da ulteriori gravi tagli precedenti, azzerando i trasferimenti e appesantendo una situazione già incandescente per le autonomie locali.
Infatti, non si può fare a meno di ricordare come la perdita di liquidità derivante dalla soppressione dell’ICI sulla prima casa, una delle principali forme di approvvigionamento di mezzi finanziari per i Comuni, non è stata ancora oggetto del rimborso integrale promesso da parte dello Stato, lasciando letteralmente le amministrazioni locali “in braghe di tela”.
Per non parlare degli effetti deleteri del patto di stabilità che vincola tutti i Comuni, anche quelli più virtuosi che hanno “risparmiato” nell’anno precedente, e che comporta la limitazione dei propri investimenti per l’anno successivo, imponendo addirittura una riduzione indiscriminata delle spese, senza tenere conto dei reali bisogni delle realtà cui si riferiscono.
Con questo vincolo, infatti, i Comuni per partecipare al risanamento dei conto pubblici sono tenuti a ridurre la spesa totale nonostante le crescenti domande di servizi sociali, rinnovi contrattuali, manutenzione delle strade e dei beni pubblici etc. in un periodo di crisi congiunturale come questo che vede amplificate le domande di interventi vicini alla collettività.
La conseguenza immediata sarà il blocco dei pagamenti alle aziende che erogano servizi o eseguono appalti in forza di contratti con le amministrazioni comunali, con il rischio di appesantire ulteriormente i debiti della P.A. a causa dell’applicazione di costose penali contrattuali, senza contare che anche gli istituti di credito hanno iniziato a chiudere i flussi di finanziamento ai Comuni, i quali appaiono sempre di più “cattivi pagatori”.
Dal punto di vista generale è previsto che il blocco degli investimenti di cui alla manovra finanziaria porterà ad un sacrificio di 8,5 miliardi per le Regioni in 2 anni e di 4 miliardi per i Comuni e dovrebbero essere le stesse autonomie locali a decidere come ripartirli al loro interno, nella Conferenza Stato Regioni e in quella Stato-Città. Quel che è certo è che i prossimi mesi si prefigurano molto duri e all’insegna dell’austerity.
Alle amministrazioni locali rimarrà l’ingrato compito di allocare le già scarse risorse cercando di venire incontro ai bisogni primari e più impellenti della società, con l’amara certezza di non riuscire a risolvere tutti i problemi.
Veruscha Glenda Polara